Scusate, ma non c’è manco il governo, che scioperate a fare?
(via wonderduster)
Agenti in sit-in contro mamma Aldrovandi,
lei mostra la foto del figlio uccisoIl sindacato di Polizia Coisp ha manifestato sotto l’ufficio di Patrizia Moretti, in solidarietà dei colleghi condannati per l’omicidio del figlio. Lei è scesa in piazza mostrando l’immagine del giovane all’obitorio
Io sono uno che difende quasi sempre le forze dell’ordine, ma in questo caso mi chiedo: ma come cazzo fa un poliziotto ad andare a manifestare contro la mamma di un ragazzo ammazzato dai poliziotti?
Il Coisp si aggiunge, in peggio, a quelli che fanno riassumere chi ruba nelle valigie, chi guida gli autobus ubriaco, chi marca poi va ai videopoker, chi fuma davanti a taniche di materiale infiammabile in fabbrica, ecc.
Vi risulta che, a memoria d’uomo, ci sia mai stata una situazione per cui un sindacato abbia detto “Eh no dai, stavolta l’hai fatta troppo grossa, ci dispiace”?
No.
Bravo, vigilante dell’ATAC, che mentre succede di tutto te ne stai chino sul tuo smartphone. E venerdì ricordati di scioperare per difendere il tuo diritto a non fare un cazzo.
waxen (via waxen)
Se metto “dipendente medio di municipalizzata” al posto di “vigilante dell’ATAC” va bene lo stesso?
Cigiellen
Il sindacato tedesco dei metalmeccanici che partecipa al consiglio di gestione delle aziende automotive, IG Metall, non chiede pause per pisciare ma aumenti del 6-7% perchè con gli accordi sulla produttività che ha sottoscritto gli utili aziendali sono stellari. E li ottiene!
E’ chiaramente un sindacato al servizio del padrone. Il vero sindacato degno di questo nome, ai padroni gli rompe il culo e gli fa assumere a forza piantagrane, fancazzisti e sabotatori con sentenza della magistratura! Mica cinica preoccupazione per i soldi. Semo equi e solidali noi …
(M.Gargaglione.)
Sindacati rappresentanti dei lavoratori?
“Dopo Marini, Pezzotta e D’Antoni, Bonanni sogna una poltrona in Parlamento griffata CISL… Del resto, se la CGIL organizza gli autobus per Bersani, perché Bonanni non dovrebbe fiancheggiare i suoi amici centristi? Ma quando va a trattare con i ministri, cosa tratta? Ah saperlo…”
Controlli al palco del Primo Maggio: 8 denunce e 43 mila euro di multa
ROMA – Otto denunce e 43mila euro di multa. Questo il bilancio dei controlli da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo per la tutela del lavoro di Roma nell’area di piazza San Giovanni dove e’ in fase di installazione il palco per il concertone del Primo Maggio.
I militari hanno controllato 8 ditte, sei delle quali impegnate nel montaggio del palco ed altre due nelle operazioni di facchinaggio. Non e’ stata rilevata la presenza di lavoratori in nero, mentre sono state elevate sanzioni amministrative per rapporti di lavoro irregolari per un importo complessivo di circa 10mila euro.
Per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, sono state notificate 8 prescrizioni penali per la mancata osservanza delle misure a tutela della sicurezza dei lavoratori, comminate ammende per 43mila euro e deferiti all’autorita’ giudiziaria sei legali rappresentanti delle ditte impegnate nei lavori.
Monti non arretrerà davanti ai niet della Cgil sull’art. 18. Buona notizia. Che potrebbe essere neutralizzata dai particolari. In Spagna, chi licenzia, paga al dipendente una penale per ogni anno di lavoro (procedura rapida e certa). In Italia, invece, la Cisl vuole che sia il magistrato a decidere se reintegrare o no il dipendente. Visto che una che fu licenziata perché nottetempo sfasciava l’ufficio, venne (da un magistrato) reintegrata dopo sei anni (e quindi il datore di lavoro dovette pagare tutti gli stipendi non lavorati, più gli interessi), gli imprenditori vogliono uscire da questo incubo. La Cisl ce li farebbe riprecipitare. Meglio non far nulla, allora. Si salverebbe la decenza.
La versione di Emma.
Marcegaglia: “Non vogliamo un sindacato che protegge ladri, fannulloni e assenteisti!”
Parole sante!
E, visto che ci siamo, non vogliamo neanche degli industriali che:
- applaudono i responsabili di stragi sul lavoro;
- licenziano centiania di persone per trasferire le proprie aziende all’estero;
- ingaggiano dei vigilantes per intimorire e minacciare i lavoratori che stavano occupando l’azienda in procinto di fallire per colpa di imprenditori disonesti;
- discriminano chi far lavorare e chi no, in base alle tessere sindacali o di altra natura;
ad libitum…
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Si, tutto giusto e bello, però succede anche questo:
La rapitrice, il ladro, l’ubriaco, reintegrati al lavoro per ordine del giudice
Finisci in carcere perché hai rapito un bambino, e perdi il lavoro? Ti licenziano perché ti scoprono a rubacchiare, o perché in ufficio scateni una rissa tra colleghi, con tanto di colluttazione fisica e scambio d’insulti? No problem: hai ottime probabilità di trovare un giudice che ti reintegri nel tuo posto. E la cosiddetta «giusta causa»? Nei nostri tribunali, praticamente, non esiste. Attenzione: queste non sono vicende anni Settanta, esempi di un pansindacalismo d’antan. Quelle che seguono sono le storie paradossali che accadono nell’Italia del 2011, proprio il paese che Bruxelles accusa di essere la «cicala» del continente anche per l’eccessiva rigidità nei rapporti di lavoro. Del resto, prima di cadere, il 26 ottobre il governo Berlusconi aveva indicato la difficoltà dei licenziamenti come uno degli ostacoli da rimuovere (entro il maggio 2012…) nella famosa lettera d’impegni indirizzata all’Unione europea. Ma il tema è stato poi cancellato nella legge di stabilità, approvata il 12 novembre.
L’infermiera rapitrice
L’ultimo caso è del 4 novembre. Quel giorno Annarita Buonocore, un’infermiera del Cardarelli di Napoli, è stata condannata in secondo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione perché una sera del giugno 2010, alla fine del turno di lavoro, aveva portato a casa con sé un neonato appena entrato nella nursery dell’ospedale di Nocera. Scoperta dopo 24 ore, s’era giustificata raccontando di aver voluto convincere il suo compagno di avere messo al mondo un bimbo. Si stabilì che la donna era capace d’intendere e di volere, così finì in carcere e dopo nove mesi passò agli arresti domiciliari. Ora la Corte d’appello di Salerno, confermando la condanna per sequestro di persona, ha però stabilito che l’infermiera meriti di tornare al suo posto: «Chiederlo era un diritto della cliente» ha spiegato il suo avvocato «tanto più che l’ospedale è la sua unica fonte di reddito e ha due figlie da mantenere». L’unica sanzione professionale per l’infermiera Buonocore, decisa da giudici decisamente di… buon cuore: potrà lavorare solo durante il turno di mattina.
Il bigliettaio e i resti
Altrettanto discutibile è la sentenza che il 26 ottobre ha riportato sui vaporetti veneziani il bigliettaio Valter Veronese (foto), licenziato all’inizio del 2010 dopo la pubblica «denuncia» di Striscia la notizia. Gli inviati del tg satirico lo avevano sorpreso e ripreso mentre tratteneva per sé le monete che avrebbe invece dovuto consegnare come resto ad alcuni turisti stranieri, una pratica che peraltro si era velocemente scoperto fosse diffusa anche tra suoi colleghi. La municipalizzata aveva deciso il licenziamento del solo Veronese, ma i suoi avvocati hanno fatto ricorso contestando la sproporzione tra le accuse e la sanzione: «Il nostro cliente» hanno sostenuto «è stato trasformato in capro espiatorio». Meno di un mese fa il tribunale di Venezia ha dato loro ragione, ordinando la riassunzione del bigliettaio: la motivazione arriverà per Natale.
Il vigilante al caffè
Il 27 settembre il tribunale del lavoro di Lucca ha reintegrato una guardia giurata della Fidelitas, che era stata licenziata perché aveva inopinatamente abbandonato la postazione davanti alla banca che avrebbe dovuto sorvegliare: il «vigilante», di fronte alla lettera di licenziamento, si era giustificato sostenendo che era andato «soltanto» a prendersi un caffè caldo. Caldo come il giubilo tributato dal sindacato di categoria alla notizia del reintegro decretato dal giudice: lo stesso sindacato ha invece censurato il comportamento di alcuni colleghi del licenziato, i quali in tribunale avevano testimoniato a favore dell’azienda.
L’operaio rissoso
Il 14 settembre il tribunale di Bergamo ha reintegrato A. M., operaio di un’azienda meccanica di Cisano: il 10 marzo l’uomo era stato licenziato perché «responsabile di una colluttazione con scambio d’insulti, avvenuta sul luogo di lavoro». L’impresa è stata condannata a reintegrare l’operaio e a pagargli tutti gli arretrati.
Ubriaco? si può, si può…
Nel 2011 non sono stati solo i giudici dei tribunali del lavoro a contrastare i licenziamenti per giusta causa. Il 7 novembre la stessa Corte di cassazione ha assestato un colpo alla possibilità di sanzionare severamente i dipendenti inadempienti. Un’azienda torinese per la manutenzione degli ascensori aveva licenziato un addetto, contestandone lo stato di ubriachezza: quando il fatto era avvenuto l’uomo non era al lavoro, ma era comunque nell’orario in cui doveva garantire la reperibilità per le emergenze. La ditta aveva scoperto il fatto perché il dipendente era stato multato (con ritiro della patente) in quanto trovato ebbro alla guida, e l’aveva rimosso dall’incarico per «incrinatura del rapporto di fiducia». La corte, però, ha stabilito che «quella notte non c’erano state chiamate nel turno di reperibilità»: e ha giudicato il licenziamento illegittimo perché «sproporzionato».
Gli autisti senza mani
Probabilmente è anche per questa situazione da «muro di gomma» se non sono stati licenziati i tanti spericolati autisti degli autobus romani che, a partire da maggio, sono stati denunciati dagli utenti. Alcuni conducenti erano stati fotografati mentre guidavano parlando al cellulare; uno addirittura teneva il volante con i gomiti, perché impegnato contemporaneamente in due telefonate. I casi rilevati da Atac e Atral sono stati una dozzina da maggio a settembre. Nell’immediatezza delle denunce si erano ventilati licenziamenti. In realtà le due aziende si sono limitate a comminare sospensioni di alcuni giorni. Troppo poco? Risponde un portavoce dell’Atac: «Sono sanzioni elevate, per una municipalizzata dei trasporti pubblici. L’unico licenziamento che si ricordi risale al 2008: un autista aveva provocato un incidente mortale e si era scoperto che aveva fatto uso di cocaina». Nel suo caso, anche davanti a un ricorso, i giudici avevano dato ragione all’azienda.
Sostiene Francesco Rotondi, uno dei più noti avvocati milanesi del lavoro e titolare dello studio Lablaw: «La reintegra è la regola nei casi in cui la contestazione non riguardi temi rigidamente collegati al rapporto di lavoro. E la magistratura, spesso politicizzata, continua ad adottare atteggiamenti molto restrittivi: il risultato è che sono ben pochi i comportamenti considerati cosi gravi da giustificare il licenziamento».
La giudice assenteista
Del resto, che cosa può decidere sul tema dei licenziamenti per giusta causa una categoria che il 21 settembre ha «punito» (attraverso la Corte dei conti) con una multa di appena 6.714,28 euro (di cui 5.755,10 di «stipendio indebito» e 959,18 per «disservizio alla giustizia») la ex giudice vicentina Cecilia Carreri, accusata di ben11 mesi di assenteismo?
Carreri, secondo i certificati medici, soffriva di una «lombartrosi spiccata con discopatie multiple», aggravata da «stato depressivo, disturbi del sonno e cefalea ricorrente»: una «malattia invalidante» che, per quasi un anno, non le ha impedito di veleggiare e di regatare tra Francia e Brasile a bordo del suo 60 piedi, Mare verticale. Scoperta nel 2008, Carreri era stata duramente censurata dalla procura della Cassazione: «Ha gravemente mancato ai doveri di corettezza, rendendosi immeritevole della fiducia di cui deve godere il giudice». Era poi finita nei guai anche davanti al Consiglio superiore della magistratura, che aveva aperto una pratica per il suo trasferimento. Ma Carreri ha fatto prima e s’è dimessa. Sulla sua vicenda ha scritto anche un libro autobiografico, Fermate la giustizia. Con i cui proventi, forse, ora pagherà la sanzioncina appena arrivata dalla magistratura contabile.
via In-giustizia
(via ilfascinodelvago)
Emma al bar
Mi ritrovo sempre più spesso a tessere controvoglia l’elogio dell’ipocrisia dei vecchi democristiani, che parlavano ore senza dire nulla. Lo facevano apposta: per non offendere nessuno. Quando accusa i sindacati di proteggere i ladri e gli assenteisti cronici, Emma Marcegaglia si esibisce in un classico lamento da bar. I sindacati difendono i mascalzoni e penalizzano i volenterosi. Gli imprenditori portano i soldi in Svizzera invece di investirli in azienda. I manager non vengono pagati per quanto producono ma per quanto tagliano. I ragazzi piangono miseria però si rifiutano di fare i mestieri umili, e via sermoneggiando.
Ora, i luoghi comuni da bar sono tali proprio perché contengono un fondo di verità. Ma hanno questo di terribile: pronunciati fuori dal loro contesto naturale (l’aperitivo con oliva) si tramutano in una generalizzazione che avvelena la convivenza e fa scattare la rappresaglia. Lo si è visto anche ieri: Marcegaglia non aveva ancora finito di sputare fiele sul sindacato protettore di ladri con cui in teoria sta trattando la riforma del mercato del lavoro che già Di Pietro le suggeriva di «guardare a casa sua», allusione non troppo elegante ai procedimenti giudiziari che hanno coinvolto la famiglia dell’imprenditrice. Quando le vacche sono grasse questi scambi di cortesie aiutano a ingannare la noia. Ma nei momenti di bestiame pelle e ossa trasmettono solo sgomento. Come se chi occupa ruoli di responsabilità non si rendesse conto che in ascolto c’è un’umanità sgomenta che chiede di essere spronata, non provocata.
Lo sapevo! Gramellini considera i propri lettori come mucche da pascolo e francamente non ha tutti i torti…

