Il berlusconismo era delega passiva al demiurgo. Il grillismo è assunzione collettiva di responsabilità.
Un libro di Gramellini? consigliato da Jovanotti? Pietà!
Emma al bar
Mi ritrovo sempre più spesso a tessere controvoglia l’elogio dell’ipocrisia dei vecchi democristiani, che parlavano ore senza dire nulla. Lo facevano apposta: per non offendere nessuno. Quando accusa i sindacati di proteggere i ladri e gli assenteisti cronici, Emma Marcegaglia si esibisce in un classico lamento da bar. I sindacati difendono i mascalzoni e penalizzano i volenterosi. Gli imprenditori portano i soldi in Svizzera invece di investirli in azienda. I manager non vengono pagati per quanto producono ma per quanto tagliano. I ragazzi piangono miseria però si rifiutano di fare i mestieri umili, e via sermoneggiando.
Ora, i luoghi comuni da bar sono tali proprio perché contengono un fondo di verità. Ma hanno questo di terribile: pronunciati fuori dal loro contesto naturale (l’aperitivo con oliva) si tramutano in una generalizzazione che avvelena la convivenza e fa scattare la rappresaglia. Lo si è visto anche ieri: Marcegaglia non aveva ancora finito di sputare fiele sul sindacato protettore di ladri con cui in teoria sta trattando la riforma del mercato del lavoro che già Di Pietro le suggeriva di «guardare a casa sua», allusione non troppo elegante ai procedimenti giudiziari che hanno coinvolto la famiglia dell’imprenditrice. Quando le vacche sono grasse questi scambi di cortesie aiutano a ingannare la noia. Ma nei momenti di bestiame pelle e ossa trasmettono solo sgomento. Come se chi occupa ruoli di responsabilità non si rendesse conto che in ascolto c’è un’umanità sgomenta che chiede di essere spronata, non provocata.
Lo sapevo! Gramellini considera i propri lettori come mucche da pascolo e francamente non ha tutti i torti…
Su twitter qualcuno come Cristian Rocca c’aveva scherzato su domandandosi: «Chi farà, domani, il pezzo su Schettino simbolo dell’era berlusconiana e DeFalco della nuova era tecnica e pragmatica?». In realtà non c’è stato bisogno di aspettare un nuovo giorno: ci aveva già pensato Gramellini su La Stampa.
(…)
Per fortuna non facciamo parte dell’Italia migliore. Crediamo inoltre che le telefonate fra Schettino e la guardia costiera, rese pubbliche a soli tre giorni dall’accaduto, siano la testimonianza di come questo paese si senta sempre più a suo agio nei panni dell’esecutore di sentenze ancora da scrivere.
Che il capitano della nave sia colpevole è fuori di dubbio fin dal primo momento ma, nonostante questo, qualcuno ha sentito il bisogno di dare in pasto all’opinione pubblica le suddette telefonate che, in un paese di diritto, sarebbero emerse soltanto nel corso di un normale procedimento processuale.
Posso dire che io Gramellini lo manderei a lavorare in miniera almeno 3 giorni la settimana?
Potevo?
Boh, detto.

P.S. Spalare guano no?
Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Giorgio Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me.
Massimo Gramellini. Che parla per sé, perché io con lui non ho niente da spartire. (via ringoworld)
Finito un Abberlusconi si fa subito uno Schettino.
una domanda non mi ha fatto dormire questa sera. Di che cosa parleranno ora Serra, Gramellini e Travaglio?
Gli anni ‘80 sono Ronald Reagan e Margaret Thatcher, Larry Bird, Magic Johnson e Ayrton Senna. E pure “I Robinson”
Ma questo Gramellini e Serra non lo sanno: perché erano troppo impegnati a soffrire per l’Unione sovietica che stava crollando.
blonde inside: Un partito chiamato fascista
Cinque senatori del Pdl (più un finiano che si è poi sfilato) hanno depositato un disegno di legge costituzionale per abrogare la dodicesima disposizione transitoria e finale della nostra Carta, quella che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Il Parlamento è in preda a un’esplosione quotidiana di creatività. Lunedì gli eserciti regionali padani, martedì la ricostituzione dei fasci. Chissà cosa partorirà di audace stamattina. Non azzardo ipotesi, anche se vedrei bene una raccolta di firme per la beatificazione di Lucrezia Borgia. O l’inserimento dell’olio di ricino nella lista dei farmaci mutuabili.
I cinque senatori ricostituenti sostengono di voler abolire un reato d’opinione. Ma la rinascita di un partito chiamato fascista non appartiene al campo delle opinioni, ampiamente garantite dalla presenza degli eredi di Mussolini in ben quattro partiti chiamati in altro modo (Forza Nuova, La Destra, Fli e Pdl). Appartiene a quello dei fatti. E il solo evocarla provoca una reazione collettiva e irrazionale di disgusto, perché va a ferire il subconscio di una comunità, la nostra, che nel secondo dopoguerra si è formata proprio intorno all’antifascismo, inteso come ripudio del razzismo e della violenza politica.
È lo stesso effetto respingente che la parola «comunismo» produce nel cuore di un ungherese o di un lituano, che il comunismo al potere - come noi il fascismo - lo hanno sperimentato sulla loro pelle.E il nostro mena Gramo, oltre a gonfiare le non-notizie (hai voglia quante siano le proposte di legge cretine) ad usum bovidi, ci spiega suggestivamente, con parole sue, come mai da noi sia reato tentare di resuscitare i morti fascisti ma non fare apologia del comunismo.
E’ cosa buona e giusta perseguire l’omicidio, insinua con sussiego il Gran Sacerdote, ma non il taglio di teste a scopo rituale, che noi non “abbiamo mai sperimentato sulla nostra pelle”. Complimenti al campione della lumpen-borghesia sovrainformata e al contempo resa irrimediabilmente ignorante dai paraocchi che porta orgoglionamente.
(via abr)

