Napalm. Napalm come se piovesse.
Ieri ho raccolto la lamentela di una amica. La figlia frequenta le scuole medie di un paese qui vicino.
La direzione scolastica, con l’accordo di tutti i docenti, ha deciso, prima ancora di iniziare gli scrutini, di NON BOCCIARE NESSUNO.
Questo è il messaggio che la scuola trasmette a tuo figlio, questa è la preparazione per il mondo del lavoro che gli viene fornita: lavori, non lavori, ti impegni, non ti impegni, porti risultati, non ne porti.
E’ uguale. Non fa alcuna differenza.
Il Napam andrebbe elargito in primis ai genitori che non s’incazzano (i bimbi sanno chi è che si merita d’essere bocciato).
Succede di peggio: s’individua chi bocciare, ma alla fine gli unici ad essere respinti sono i figli d’immigrati magari negri che si trovano, al contrario dei genitori italiani, in grosse difficoltà ad andare a protestare dai Presidi.
Ma la scuola italiana è strana anche in altri ambiti: al nord ed al centro i voti finali sono assai più bassi rispetto a quelli del sud. Sarei curioso d’incrociare i voti della maturità con quelli dei test invalsi, ma non ho voglia.
Ah, naturalmente il professore che seleziona per merito e promuove la legalità viene pagato esattamente come lo stronzo che non boccia nessuno e regala 60 100 come se piovesse “altrimenti le creature come trovano lavoro?!”
Il tacchino all’arrabbiata

Neanche il tempo di chiedersi che fine avesse fatto Bersani, che l’attivismo dell’ex-segretario ha stupito persino i più scettici sul fatto che le sue dimissioni fossero solo un mezzo passo indietro.
Ne ho parlato in post precedenti, ma adesso, rielencando quello che è successo in questo ultimo mese, tutti i pezzi combaciano, ogni cosa va al suo posto.
Ricapitoliamo:
- Bersani sceglie Epifani come successore e continuatore della sua linea politica,
- Bersani ritorna in tv dopo il primo turno delle amministrative prendendosi il merito della vittoria,
- Epifani costruisce una segreteria in cui i bersaniani sono la maggioranza e l’organizzazione (che è tutto in un partito) va a Davide Zoggia bersaniano di ferro,
- Epifani prende indicazioni da Bersani sulle partecipazioni statali (Sogin, CdP, Monopoli, Finmeccanica),
- i bersaniani attribuiscono a Bersani il merito del cappotto sul centrodestra.
Ieri Bersani dichiarava che farà di tutto per evitare che il PD diventi un partito personalistico, oggi i bersaniani pubblicano un manifesto/mozione con cui aprono le danze di guerra verso il congresso. Insomma come volevasi dimostrare, Bersani è vivo e lotta in mezzo a noi, e ha come obiettivo impedire che Renzi diventi il leader del PD.
Il documento dei bersaniani si chiama pomposamente Fare il Pd, e già nel titolo andrebbe posta la domanda: fino ad ora non avete avuto tempo di FARE il PD mentre occupavate tutte le strutture del partito? Di grazia esattamente di cosa vi siete interessati, da quale destino cinico e baro siete stati impediti in questa impresa?
Proseguendo nella lettura delle 9 pagine del documento sono rimasto colpito dalla superficialità dell’analisi. La parola sconfitta non appare mai, si utilizza invece una metafora bersaniana ‘vittoria dimezzata‘, come se il risultato delle elezioni del 24/25 febbraio fossero assolutamente casuali e non frutto dell’incapacità del gruppo dirigente, e quindi di Bersani, di offrire una visione al paese. Riappare invece la parola antipolitica con cui si indica in maniera semplicistica tutti quei fenomeni politici che non si vuole o non si è in grado di decifrare. Ben lungi dall’indicare l’errore dell’antiberlusconismo che ha caratterizzato la segreteria Bersani, molti attacchi sono dedicati a Grillo, nuovo nemico esterno su cui concentrare le attenzioni del popolo democratico. Il MoVimento 5 Stelle è di nuovo il mostro che vuole il referendum sull’euro e non più l’alleato con cui costruire il governo del cambiamento. Ma è soprattutto contro il nemico interno Matteo Renzi (che non viene mai menzionato) che si scagliano i bersaniani, quando parlando di personalizzazione e leaderismo (dimenticandosi però del faccione di Bersani sui 6×3 dei manifesti Italia Giusta). Persino nella ridicola critica al primato della comunicazione (siamo ancora alla giacca marrò di Occhetto) e alla logica atomizzazione del singolo sulla rete, chi ha scritto questo documento dimostra di non aver capito nulla di tutto quello che ha attraversato il Paese e alle ragioni profonde e per nulla scontate della sconfitta. Evito invece di spendere più di due parole sulla follia organizzativa di scegliere il segretario nazionale con le primarie e quelli regionali solo con le tessere. Mi diverte invece una lunga disamina sul correntismo come malattia endemica del PD: certo già la critica alle correnti da parte di una corrente organizzata è un paradosso, ma se questa viene dagli epigoni di un segretario che sulle correnti ha costruito la sua direzione politica e con le correnti ha vinto le primarie di novembre, al paradosso si sostituisce la farsa.
Non sono un ingenuo, non mi aspettavo certo che Bersani sparisse dalla vita politica del paese, e forse non sarebbe stato neanche giusto. Ma trovo inaccettabile che il profilo scelto dall’ex-segretario sia tutt’altro che basso: il suo attivismo fa rimpiangere addirittura Veltroni che quando si dimise scelse un altro stile. Bersani, invece, sembra essere mosso dal rancore, e dalla vendetta politica. Innanzitutto contro Renzi, ma non solo. Insomma mentre Bersani organizza le sue truppe, che sono tutt’altro che smobilitate, venti di guerra sempre più forti soffiano di nuovo sul PD. Perché alla fine non impariamo mai nulla dalla storia.
Elezioni, Grillo dopo il nuovo flop: «Vince la solita oscena politica»
Tesoro, sappiamo che non ci sei abituato, ma la democrazia a volte frizza.
Evolution at its finest.
(via foolishimages)
Vi confesso che sono sempre più a disagio nello scrivere qui dentro. Per via della “compagnia” che si è aggiunta nel tempo: complottisti dell’11 settembre, antivaccinisti, “esperti” di energia che sbagliano le unità di misura, “esperti” di nanoparticelle nelle merendine, teorici della decrescita, omeopati, teologi assaggiatori di vino che concionano di ogm invece di parlare di Barolo o Barbaresco e così via. Io ci metto settimane o mesi a leggermi la letteratura scientifica originale e a scrivere un articolo, mentre a scrivere una cazzata con un copia e incolla ci si mette mezz’ora. E dopo neanche un giorno il mio pezzo è svanito dalla home page, scivolato via nel mischione generale insieme a tanti altri con cui francamente non voglio essere associato. Non vale la pena fare tanta fatica. Per cui, come si dice solitamente in questi casi, ho deciso di “prendermi una pausa di riflessione”. Che temo sarà lunga. Se in altri campi dell’umano sapere è accettabile e anche auspicabile “far sentire tutte le campane”, in campo scientifico è del tutto inaccettabile accostare due opinioni contrastanti indipendentemente dalla loro dignità scientifica. Le opinioni nella scienza non valgono nulla se non sono supportate da dati solidi. Un biologo serio si rifiuta di parlare ad un convegno di creazionisti e un astronomo non legittima scientificamente con la sua presenta una riunione di astrologi. No grazie. Quindi per ora addio, e grazie per tutto il pesce.
Biologico, esperti e un commiato - Dario Bressanini - Il Fatto Quotidiano (via thelastdomino)
Capisco lo sconforto.
(via thediamondage)
certo che, magari, pensarci prima di iniziare a scrivere sul Fatto….
(via darodrade)(via darodrade)
Articolo 21, assegnati i premi per la lotta alle censure
Assegnati i riconoscimenti di Articolo21. Quest’anno sono stati premiati Laura Boldrini, presidente della Camera, Cecile Kyenge, ministrae chi ride verrà perseguito per legge
Il senso di Travaglio per i fatti. Un articolo esemplare
Impressionante l’articolo che ha scritto Marco Travaglio sul Fatto di oggi per dimostrare che le contro argomentazioni offerte da alcuni giornali (compreso il Foglio) rispetto alle accuse della procura di Palermo sulla trattativa stato mafia non sono credibili. Impressionante, specie se uno ha avuto il tempo di leggersi non solo le carte della procura ma anche quelle della difesa. Esempi. Travaglio critica l’Unità, e in particolare Pino Arlacchi, per aver scritto “restando serio, che ‘la trattativa non c’è mai stata’ anche se la chiamano così quelli che l’hanno fatta”. Prima annotazione: come certamente saprà Travaglio, cosa che rende più grave la sua omissione, non esiste un’indagine sulla trattativa in quanto tale, come riconosciuto tempo fa dallo stesso Antonio Ingroia (“Nessuno è indagato per aver trattato con la mafia”, “Accettare le condizioni della mafia può essere una scelta politica discutibile ma penalmente non punibile”, Ingroia, 28 giugno 2012). Esiste invece un processo complicato che ha più ramificazioni (i processi in realtà sono tre) e che ha altri capi di imputazione che riguardano reati che sarebbe bene conoscere, senza infilare tutto in un grande frullatore, e sparare schizzi di qua e di là. Il reato in questione, per il quale la procura ha chiesto nove anni di carcere per Mario Mori, di per sé sarebbe anche grave (“Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario”) ma Travaglio, per dimostrare che la trattativa stato mafia non è una boiata pazzesca, utilizza altre argomenti, altri “fatti” (con tante virgolette”) e molte faziosità esemplari.
Leggete questo paragrafo:
“Insomma, se i carabinieri incontrano Ciancimino che parla con Riina che manda un papello che anticipa profeticamente una dozzina di leggi antimafia; se Borsellino scopre tutto ciò e muore subito ammazzato, mentre uomini dello stato fanno sparire la sua agenda rossa e svuotano i cassetti del suo ufficio; se gli stessi militari arrestano Riina ma non perquisiscono il covo lasciandolo svuotare dai mafiosi; se il governo toglie il 41-bis a 343 detenuti fra cui molti mafiosi; se i Ros non arrestano Provenzano nemmeno quando un confidente li porta al suo nascondiglio; ecco, se tutto ciò avviene è per pura coincidenza”.
Travaglio dà per scontate alcune cose che sono controverse, e trasforma in verità assolute alcuni fatti che sono oggetto di indagine. Facciamo qualche altro esempio? Il famoso papello di cui parla Travaglio, e non solo lui, è, allo stato dei fatti, un documento fotocopiato di cui non esistono riscontri storici definitivi e di cui nessun testimone o pentito ha mai avuto un riscontro diretto (nemmeno Brusca, che in teoria è l’unico pentito ad aver ammesso di averne sentito parlare da Riina ma che allo stesso tempo ammette in svariate testimonianze ammette, e Travaglio sicuramente lo sa, di non aver mai assistito alla scrittura del papello e di non aver mai visto nulla che ci assomigliasse). Un documento, poi, che è stato portato ai giudici da un testimone che si chiama Massimo Ciancimino, che è indagato dalla stessa procura di Palermo per calunnia per aver falsificato un documento in cui accusava Gianni De Gennaro di aver avuto un ruolo nella trattativa stato mafia. Chissà perché, però, Travaglio dimentica di ricordare questo passaggio. Andiamo avanti.
Travaglio, facendo sua la versione di Massimo Ciancinimo, scrive che Borsellino, in pratica, sarebbe stato ucciso dalla mafia dopo aver scoperto che i carabinieri stavano trattando con Ciancimino. Anche qui però Travaglio omette alcuni particolari mica da poco, e non ricorda per esempio che i carabinieri che secondo lui sarebbero colpevoli di aver trattato con la mafia, e di essere in qualche modo i responsabili morali della morte di Borsellino, sono gli stessi con cui Borsellino stava lavorando fino a pochi giorni prima di essere ammazzato per portare avanti un’inchiesta (la mafia appalti) archiviata dalla procura di Palermo il giorno dopo la morte di Borsellino. Non finisce qui, andiamo avanti. Scrive Travaglio: “Se gli stessi militari arrestano Riina ma non perquisiscono il covo lasciandolo svuotare dai mafiosi”. Piccolo problema: per quale ragione Travaglio non ricorda che sulla storia della famigerata mancata perquisizione del covo di Riina c’è già stata un’inchiesta portata avanti dalla procura di Palermo che il 20 febbraio 2006 si è conclusa con un proscioglimento degli indagati perché il fatto non sussiste? E ancora. Perché Travaglio non ricorda che quel famoso pomeriggio a Mezzojuso nel 1995, quando i Ros arriveranno vicini al nascondiglio di Provenzano, l’operazione era stata organizzata preventivamente con tutte le istituzioni competenti per fare solo dei rilievi fotografici? E perché Travaglio non ricorda, in nome della famosa completezza delle informazioni, che il grande accusatore che accusa i Ros di non aver agito contro Provenzano – nonostante abbia detto di essere lì sul posto con i Ros – in realtà è stato smentito da un testimone che ha certificato come il grande accusatore non ha assistito alla scena e non può sapere come sono andate davvero le cose?
L’atteggiamento di Travaglio, almeno a me sembra, è l’esempio perfetto di cosa succede quando si fa propria in tutto e per tutto la versione dei fatti offerta dalla procura: giornalisticamente funziona, anche se corri il rischio di essere visto come una specie di pappagallo delle procure, ma alla fine trasformi in mostri gli imputati, riportando anche delle versioni incomplete dei fatti e delle persone sulle quali si sta indagando, e soprattutto ti dimentichi di far tuo un concetto semplice del diritto penale: la presunzione di innocenza. Che non significa che tutti debbono essere garantisti ma che significa quanto meno che perdere cinque minuti a leggere la versione dei fatti di chi fino a prova contraria è innocente non è un optional: sarebbe semplicemente un dovere.
via Cerazade
In una bella lettera a Beppe Grillo, Silvano Agosti invita il M5S a focalizzare l’attenzione su una questione centrale: la progressiva automazione ha cancellato milioni di posti di lavoro. Che non si potranno ricreare MAI PIU’. È URGENTE redistribuire il poco lavoro che resta fra TUTTI, riducendo SUBITO, DRASTICAMENTE, l’orario di lavoro: massimo 2 o 3 ore al giorno (la lettera puoi leggerla qui: http://bit.ly/12uDzri)
Una “bella lettera”, “massimo 2 o 3 ore al giorno” di lavoro…

Come si fa? Come si fa…
Essere suora non è un contraccettivo.
(via thediamondage)
Roberto Fico del M5S è Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai!!!
Roberto Fico del M5S è Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai!!!
Roberto Fico del M5S è Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai!!!
Ma non dovevate liberare la Rai dal controllo politico?


