Toscano Irriverente

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Emma al bar

compagnokoba:

Mi ritrovo sempre più spesso a tessere controvoglia l’elogio dell’ipocrisia dei vecchi democristiani, che parlavano ore senza dire nulla. Lo facevano apposta: per non offendere nessuno. Quando accusa i sindacati di proteggere i ladri e gli assenteisti cronici, Emma Marcegaglia si esibisce in un classico lamento da bar. I sindacati difendono i mascalzoni e penalizzano i volenterosi. Gli imprenditori portano i soldi in Svizzera invece di investirli in azienda. I manager non vengono pagati per quanto producono ma per quanto tagliano. I ragazzi piangono miseria però si rifiutano di fare i mestieri umili, e via sermoneggiando.

Ora, i luoghi comuni da bar sono tali proprio perché contengono un fondo di verità. Ma hanno questo di terribile: pronunciati fuori dal loro contesto naturale (l’aperitivo con oliva) si tramutano in una generalizzazione che avvelena la convivenza e fa scattare la rappresaglia. Lo si è visto anche ieri: Marcegaglia non aveva ancora finito di sputare fiele sul sindacato protettore di ladri con cui in teoria sta trattando la riforma del mercato del lavoro che già Di Pietro le suggeriva di «guardare a casa sua», allusione non troppo elegante ai procedimenti giudiziari che hanno coinvolto la famiglia dell’imprenditrice. Quando le vacche sono grasse questi scambi di cortesie aiutano a ingannare la noia. Ma nei momenti di bestiame pelle e ossa trasmettono solo sgomento. Come se chi occupa ruoli di responsabilità non si rendesse conto che in ascolto c’è un’umanità sgomenta che chiede di essere spronata, non provocata.

Lo sapevo! Gramellini considera i propri lettori come mucche da pascolo e francamente non ha tutti i torti…

(via compagnokoba-deactivated2012111)

    • #Marcegaglia
    • #Di Pietro
    • #sindacati
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    • #radical chic
  • 1 year ago > compagnokoba-deactivated2012111
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Liberalizzazioni, Tronchetti Provera: ”Il governo va nella direzione giusta”

gargantua:

Non per fare il menagramo, ma se in pochi giorni leggi il consenso di Marcegaglia, Montezemolo e Provera qualche dubbio ti deve venire…

(via falcemartello)

    • #Tronchetti Provera
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    • #Marcegaglia
  • 1 year ago > gargantua
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QUATTRO domande a Confindustria.

(…)

Domanda 1: Investendo tot, il governo italiano puo’ dare diciamo, 1000 posti da ricercatore in Italia ad altrettanti giovani talenti. QUANTE DECINE DI MIGLIAIA NE ASSUMERANNO , POI, GLI INDUSTRIALI? Posso investire in ricerca sino a produrre, diciamo, 20.000 brevetti in piu’ nei laboratori degli enti di ricerca. QUANTI DI QUESTI BREVETTI VERRANNO COMPRATI DALLE INDUSTRIE ITALIANE? QUALI VI INTERESSANO? QUANTO SIETE DISPOSTI A SPENDERE?

Se questa domanda NON trova risposta, la fuga dei cervelli E’ UN BENE. Non ha senso prendere un ricercatore e trasformarlo -a vita- in un dipendente statale. Non ha senso prendere uno che puo’ costruire un vaccino e trasformarlo in un impiegato di qualche ente universitario: potro’ farlo esordire , ma poi qualcuno deve “comprarlo” e mettere in produzione le sue idee. Altrimenti avremo la “solita” nuova terapia che combatte il cancro ma nessuno vede in commercio: avremo solo la scienza degli annunci. Lo stato puo’ farti scoprire il vaccino, ma poi mi serve una pharma che lo compri. E sia chiaro: compri=paghi.
Se un cervello italiano ha come UNICA scelta quella di essere mantenuto a vita dallo stato, E’ MEGLIO che vada in un altro paese ove gli industriali lo cercano e lo finanziano. Lo stato NON puo’ prendere il posto degli industriali nella ricerca. Puo’ solo formare i ricercatori e farli “debuttare”.(..)

Domanda 2: investendo tot, il governo italiano puo’ abbassare, diciamo, il costo del lavoro del 5-10%. La domanda e’: IN TAL CASO, QUANTI NUOVI POSTI DI LAVORO MI GARANTISCE, CONFINDUSTRIA?  Lo stato non abbassa il costo del lavoro per far piacere agli industriali o perche’ cosi’ comprano una nuova barca. Abbassa il costo del lavoro per ottenere piu’ posti di lavoro.(…)

Domanda 3: investendo tot in una riforma della pubblica amministrazione, e della burocrazia, posso fare in modo che le aziende siano libere di nascere e crescere. Tuttavia, per farsi finanziare devono passare per la borsa. Oggi le aziende quotate nella borsa di Milano sono POCHE. La domanda e’: SE IL GOVERNO INVESTE TOT IN UNA RIFORMA DELLA NASCITA DI IMPRESE, QUANTI INDUSTRIALI ITALIANI SONO DISPOSTI A DIVENTARE PUBLIC COMPANIES E QUOTARSI FINALMENTE IN BORSA ?

Domanda 4: riorganizzandosi -cosa che costa- il governo puo’ togliere risorse ai vertici diminuendo le spese, per destinarli alle aree produttive ed anticicliche (rispetto ad una crisi) dell’amministrazione. Dall’altra parte, QUANTO DEL LORO ATTUALE REDDITO PERSONALE GLI INDUSTRIALI SONO DESTINATI A DISTOGLIERE DALLE PROPRIE SPESE PERSONALI PER FINANZIARE L’AZIENDA?

Tutte e quattro le domande sono improntate alla stessa logica: confindustria sembra alludere in continuazione ad un qualche contratto -che si suppone spezzato- tra governo e industriali. Sembra dire che se il governo non fa la sua parte per lo sviluppo, certo non puo’ aspettarsi che gli industriali facciano la propria.

Tuttavia, se confindustria chiede al governo di dire CHIARAMENTE e contrattualmente quale sara’ la sua parte, non mi sembra che confindustria dica MAI -altrettanto chiaramente e contrattualmente- quale -E QUANTA-  sara’ la parte degli industriali.


In pratica dicono “il governo faccia tot numeri, gli industriali faranno in cambio -qualcosa che non quantifichiamo-: non promettiamo NIENTE”

via keinpfusch

    • #confindustria
    • #marcegaglia
  • 1 year ago
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Collioni

abr:

Oscar Farinetti è il fondatore di Unieuro: si quello che pagava Guerra per fare il pirla dell’ottimismo. E’ uno che s’è inventato, ricorderete, la crociera di “cervelli” con Baricco, Odifreddi, Faletti, Illy e Lella Costa, 30 giorni sull’oceano skipperati da Soldini, per produrre “7 idee per salvare l’Italia”.  

Già detta così sarebbe più che sufficiente. L’altro giorno invece me lo sento a radio24 rispondere con toni profetici alla chiamata alle armi della figlia di Steno Marcegaglia: bisogna cacciare ‘sto governo, lo diciamo noi imprenditori che siamo il meglio del Paese, meglio dei politici di professione. A parte la serie di testimonianze tragicomiche che potrei snocciolargli per 30 giorni filati di oceano sul tema “imprenditori parte migliore del Paese”, è la stessa frase che usa il Cav. che difatti era anche lui un …. ooops … Gran testi-monial, ‘sto Farinetti, averne di così!

(via falcemartello)

    • #Marcegaglia
    • #Oscar Farinetti
  • 1 year ago > abr
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FACCIA DI BRONZO

gargantua:

Marcegaglia: Il governo non risolve il problema della dissocupazione

E poi pochi giorni dopo apre una industria in Cina immagino pure con contributi e incentivi statali.

    • #marcegaglia
    • #ipocrisia
    • #confindustria
  • 2 years ago > gargantua
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Marcegaglia e Montezemolo, “Le due orfanelle” dell’italico capitalismo

(…)

L’ottimo Bechis, infatti, durante la trasmissione di Omnibus dell’11 c.m., ai Premi Pulitzer progressisti che cazzeggiavano dando la colpa dell’immobilismo e dell’impotenza italiana in fatto di politiche economico-industriali, come al solito, allo Sciupafemmine di Arcore, (la perfida Madame Frochard che tanto fa piangere quelle indifese  anime belle della Mercegaglia e di Montezemolo), faceva notare che, appunto, i succitati due Paesi si sono conservati la libertà di farlo, a discapito degli altri, tra i quali l’Italia.
 
Forse non è un caso che, a dispetto di quanto santificato dalla Ue circa le liberalizzazioni ferroviarie, un Tgv possa arrivare, da Parigi, a Milano, mentre un nostro Eurostar, guardacaso, non può fare il contrario.
 
Bechis focalizzava così un fattore di cui tanti nostri plurilaureati scienziati e santoni (ah ah) dell’Economia, stentano a capire l’enorme – oggi per noi esiziale – importanza: e cioè che a petto di una Moneta Unica, in Europa non si sia proceduto a realizzare un Debito Pubblico unico, come negli States. Nei quali non succede niente, (magari un richiamo a sanarlo), nel caso il debito pubblico del piccolo Delaware sia percentualmente maggiore di quello del Texas. Mentre in Europa molti Stati, ancorché piccoli, che non riescono ad ottemperare alle ferree regole carolinge, vengono lasciati in balia delle speculazioni internazionali.
 
E portava ad esempio la Gran Bretagna, che, a differenza dell’Italia prodiana, non è entrata carponi in Europa e si è tenuta la sua brava Lira Sterlina.
Infatti  alcune malelingue già una decina d’anni orsono dicevano che l’Italia avrebbe fatto bene ad almeno ritardare l’ingresso nelle moneta unica, (pagata per di più duemila lire, invece che  mille e cinquecento, come sarebbe stato giusto), visto che i tedeschi erano terrorizzati dal fatto che il Belpaese, conservando la sua moneta, potesse mandare in crisi la loro manifattura, rispetto alla quale quella italiana (sessanta milioni contro gli ottantatre di  tedeschi), è seconda in Europa.
E oggi lo stesso europeista Prodi pontifica che la Ue, così com’è, è un disastro. Alla buon’ora!
 
Pertanto l’idea lanciata da Bechis, e cioè di prendere in seria considerazione, una volta fatto un razionale e non passional-ideologico esame del  “costi-benefici”  l’uscita dell’Italia dall’Euro e da una Europa in cui è costretta, per via del succitato Archetipo Carolingio, a far da ancella pur pagando ogni anno ben quattordici miliardi di euro (una Finanziaria) di tessera d’iscrizione all’esclusivo Club, andrebbe  esaminata senza frapposizioni di isterici tabù.
 
Lasciando pure che “Le due orfanelle”, di Confindustria, invece di magari discutere seriamente di tale prospettiva, piangano pure le loro progressiste, interessate lagrime anticav.

    • #marcegaglia
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  • 2 years ago
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Vincino
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Vincino

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  • 2 years ago
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Marcegaglia, e la violenza privata?

Woodcock dovrebbe contestare il reato di violenza privata anche al portavoce della Marcegaglia e alla stessa presidente di Confindustria. Dopo lo scoop di Panorama, infatti, il comportamento dei vertici di viale dell’Astronomia appare speculare a quello dei giornalisti de Il Giornale, che sono sotto indagine per violenza privata. Woodcock, se ci sei batti un colpo? (ma se anche questa inchiesta come pensiamo dovesse rivelarsi un floop qualuno licenzierà Woodcock?).

    • #marcegaglia
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  • 2 years ago
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Il Mistificatore

Detto simpaticamente, Rinaldo Arpisella dovrebbero licenziarlo. Adesso ci si è messo pure Panorama a raccontare una sgradevole storiella che non riguarda improbabili pressioni di giornali su potentati economici, ma, più tradizionalmente, pressioni di potentati economici su giornali. Nell’agosto 2009, infatti, il portavoce di Emma Marcegaglia - o addetto stampa, o addetto ai rapporti istituzionali, o tutti i modi in cui l’hanno chiamato in questi giorni - ebbe qualche scambio telefonico con un cronista di Panorama che stava indagando su dei presunti illeciti nella raccolta dei rifiuti in Puglia; siccome alcune indagini della procura di Bari riguardavano anche la Cogeam di gruppo Marcegaglia, pare, Arpisella chiese insistentemente al cronista - Giacomo Amadori - che il nome della signora fosse escluso dall’articolo, altrimenti lei non avrebbe più concesso un’intervista già concordata e, peggio, sarebbero partiti attacchi di Confindustria contro il governo. Panorama possiede e pubblica le registrazioni delle telefonate.
E sono telefonate molto brutte, altro che scherzo. Arpisella il nome della sua Emma non voleva proprio che uscisse: «Tu sai», diceva ad Amadori, «quali sono gli attuali rapporti di Confindustria col Governo…». E la prevista intervista alla Marcegalia, roba da copertina? «La faccio saltare», concludeva l’uomo di Confindustria, altezzoso,  sicché «lo dico subito al direttore». E insisterà ancora: «Guarda che si incazzano anche in alto, i tuoi.. Se incominciamo a rompere i coglioni noi al Governo, tu capisci…». Insomma dai, «dobbiamo fare la copertina e tu mi vieni in culo con quel pezzo?».
Lord Arpisella perderà la sua partita: Il 28 agosto 2009 l’articolo sui rifiuti usciva ugualmente (la Marcegaglia era menzionata diverse volte, più che altro era nominata la «Marcegaglia spa») e però non accadde nulla, anzi, il 4 settembre uscì pure la famosa intervista alla Marcegaglia con tanto di foto romantica della presidentessa e tramonto sullo sfondo:  il che depone a favore dell’ipotesi che lei non sapesse neppure delle «minacce» di Arpisella.  Va detto che nell’inchiesta di Panorama compariva la versione di vari uomini del gruppo Marcegaglia e che il tono era anche inappuntabilmente garantista: «Va sottolineato che nessun dirigente di questo gruppo risulta coinvolto nell’inchiesta di Digeronimo», si leggeva, mentre la replica concessa a Roberto Garavaglia e Antonio Albanese, manager del Gruppo Marcegaglia, era ampissimo. Le telefonate di Arpisella avevano sortito effetto? No, se mirate a cancellare il nome di Emma Marcegaglia. Ma il condizionamento psicologico non è cosa misurabile.
Ne scaturisce in definitiva un Rinaldo Arpisella che passa dal ruolo di vittima di vessazioni giornalistiche a quello più fisiologico di censore di giornalisti, «minacce» annesse. In sostanza un altro bel danno all’immagine di Confindustria: e se è vero che da quelle parti sono sensibili al rapporto costi/benefici, il bilancio di Rinaldo Arpisella è da ecatombe ambientale.
Da capo: Arpisella ha spacciato come minaccia reale uno scherzo riconoscibile (e verificabile) e ha cercato pervicacemente un ruolo nell’iper-valutare la boutade del vicedirettore del Giornale Nicola Porro, con ciò diffondendo il panico in tutta Confindustria e non sapendo impedire, peraltro, che la sua amata presidentessa aggravasse la situazione con una perniciosa deposizione alla magistratura. Il tutto per che cosa? Per evitare un dossier che non esisteva e che ora, miracolo, esiste, perché è sparpagliato su tutta la stampa italiana che è tornata giocoforza a concentrarsi su vita & opere di Emma Marcegaglia. Questo da parte di uno che lavora al fianco di lei da 15 anni come responsabile della sua immagine - complimenti - e che frattanto ha pure mantenuto, a proposito di lievi conflitti d’interesse,  la direzione della comunicazione del Gruppo Marcegaglia.
Se i rapporti di Confindustria col Governo siano compromessi o no, poi, non è chiaro. Di certo, a dispetto del contrasto storico che dovrebbe opporre industriali e post-comunisti, in Puglia vanno a meraviglia i rapporti di Emma Marcegaglia col governatore Nichi Vendola, coadiuvati da una stima reciproca quasi esibita e che è sfociata in varie cordialità istituzionali e in comuni progetti comuni nel settore - tu guarda - dei rifiuti. Sulla stampa locale impazzano da tempo le critiche per le autorizzazioni - ritenute da alcuni illegittime - di discariche e termovalorizzatori, tutte a favore di Emma. E così, a giugno, a Vicenza, la presidente di Confindustria ricambiava: «Vendola è senza dubbio il miglior governatore del Mezzogiorno, la Puglia è una regione ben gestita, io ho delle aziende e conosco bene quella situazione».
Per forza: il Gruppo Marcegaglia gestisce tre dei quattro termovalorizzatori realizzati in Puglia sotto diverse insegne, già oggetto delle attenzioni della magistratura. E ora, grazie ad Arpisella, della pubblica stampa.

di Filippo Facci

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  • 2 years ago
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"Panorama" vendica "Il Giornale" - il settimanale svela le telefonate di Arpisella, portavoce della Marcegaglia, a un cronista che indagava sui rifiuti: "Lascia fuori Emma o facciamo la guerra al Governo" - Emma cade dalle nuvole: "Quei toni e contenuti non sono miei" - al di là dell’ipocrisia e della propaganda politicante, il cosiddetto "linguaggio minaccioso" tra giornalisti e interlocutori vari è una pratica abituale di tutti, da sempre...

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  • 2 years ago
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Blessed is the man who expects nothing, for he shall never be disappointed. (Alexander Pope)

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