Toscano Irriverente

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(…) IV – Pasolini pederasta.

La Curva del Male è sempre stata gay friendly per congiunzioni astrali di Genet-Fassbinder-Friedkin-Gorgoroth-Mishima-Röhm-etc, nonché bear friendly per i vari remake pornogore di Jonathan degli Orsi, ma Pasolini era un fottuto pederasta viscido e complessato e stronzo e a noi ultras della Morte non ci frega mica, quel bastardo. Sì, lo so che a voi piace perché Salò o le 120 giornate di Sodoma è un film “estremo” e svetta in vhs griffata l’Unità nella vostra collezione di sconcerie Made in Italy tra Cannibal Holocaust e I pugni in tasca.
Ecco, no.
Pasolini era un mostro con la maschera di Massimo Ranieri che tastava il cazzo ai ragazzini all’idroscalo di Ostia per sopperire al fatto che i suoi unici interessi (Marx e Gesù) facevano cadere le palle a qualsiasi persona sana. E Pasolini era come Morandi (Giorgio): tutto quello che toccava, lo sporcava di merda.
La sua produzione letteraria nemmeno la considero, cioè, un frocio che piagne pe’ Gramsci, ma i film fanno tutti cagare, e se dite di no non sapete un cazzo di Pasolini, né del cazzo di Pasolini, o vi fate influenzare dai film su Pasolini, tipo quello con Lello Arena.
Ma tanto non ci credete.

V – Nitrisco (non ordisco).

Questi sono i principali film di Pasolini, recensiti con un breve nitrito di disgusto, che mica vi prendo per il culo, io.

Accattone (1961): amo voi ultimi così tanto che vi metto sotto Bach mentre scrivo il mio trattato di di entomologia sociale.

Mamma Roma (1962): non tentare, o proletario (oppure mignotta), di divenir borghese.

La Ricotta (1963): o perché di Orson Welles si salvano solo Quarto Potere e L’infernale Quinlan.

Comizi d’amore (1964): volevo soltanto dimostrarvi che il sesso è bello e gioioso chiedendo a dei bambini di stuzzicarmi il frenulo con l’ugola, ma i loro padri incivili e retrogradi hanno provato a linciarmi. Aldo Busi Walk With Us!

Il Vangelo secondo Matteo (1964): ma pensa te, Saviano colla parrucca muore per i miei peccati e io scrivo poesie in friulano.

Uccellacci e uccellini (1966): volevo soltanto inimicarmi ulteriormente la Curva del Male tirando in mezzo il loro arcinemico Totò.

Edipo Re (1967): non so che intendesse Sofocle, mamma, ma mi è venuto duro.

Teorema (1968): uno si scopa un’intera famiglia, poi una vecchia mangia le ortiche e vola.

Porcile (1968): uno scherzo ben riuscito. Ti sfido, signor critico, a guardarlo fino in fondo e poi scrivere che è un bel film.

Medea (1969): anche se ho letto i classici ne ho ricavato solo terre brulle e merda e sì, mamma, continui ad essere la numero uno.

Il Decameron (1971): le gioie del sesso sono il cazzo ed il culo di Ninetto Davoli, lo diceva anche Boccaccio.

I racconti di Canterbury (1972): le gioie del sesso sono il cazzo ed il culo di Ninetto Davoli, lo diceva anche Chaucer.

Il fiore delle Mille e una notte (1974): le gioie del sesso sono il cazzo ed il culo di Ninetto Davoli, lo diceva anche il sultano.

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975): “a me piace qui perché mangio il merdo”.

via svartjugend

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  • 3 months ago
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