Toscano Irriverente

Apr 22

Life

Life

Caduta libera

(…) L’atto più significativo della settimana non è il decreto di venerdì.
Ragionevole che si punti il dito sui conti che in quello non tornano, ma
sono spiccioli, rispetto al resto. Il passaggio chiave non è stato valutato
con attenzione e ha accompagnato l’approvazione del documento d’economia e
finanza: la lettera alla Commissione europea con cui si scomunica che il
2015 non sarà l’anno del pareggio strutturale (meno, quindi, del pareggio
fra entrate e uscite) di bilancio. Serve più tempo. In quella richiesta di
proroga c’è la sostanza di un Def che dovrebbe essere triennale, e invece
vale un terzo del tempo previsto. Non è stata capita fino in fondo perché
al governo comunicano da gran professionisti, mentre gli altri si sono
confusi le idee da soli, facendo supporre che sia un bene, per l’Italia,
battere i pugni e chiedere di sforare i parametri europei. Ecco, si dice
loro, non è quel che volevate?

Spostare il pareggio strutturale significa accettare che il debito pubblico
cresca. Sia in valore assoluto che in percentuale sul prodotto interno
lordo. Non solo è il contrario di quel che era stato detto, ovvero che
avremmo rispettato tutti gli impegni presi, ma porta a due pesanti
conseguenze: 1. ben più di quel che facciamo di deficit lo spendiamo in
interessi sul debito, creando un deficit regressivo anziché sviluppista, e
la dimensione di quella spesa dipende non da noi, ma dall’opera della Banca
centrale europea; 2. se non centriamo il pareggio strutturale nell’anno
precedente al fiscal compact è funambolico che nel successivo si riesca a
rientrare di un ventesimo del debito pubblico eccedente il 60%. Discutendo
degli 80 euro si prende il fresco, ma quello è il suolo, reso più duro
dalla disoccupazione in aumento, lo spostarsi in avanti della relativa
riforma e da una crescita bonsai.

C’è la tesi di Filippo Taddei: il fiscal compact non scatta perché l’Italia
cresce meno di quel che dovrebbe. Ce ne siamo già occupati: bello, ma non
regge. Non solo perché dovremmo fare i convalescenti cronici, ma perché
allontanando il pareggio aggraviamo il male (alla faccia di tutti gli
allocchi che volevano battessimo i pugni e che dovrebbero sbattere la
testa). Cosa può accadere, da qua alla tagliola della diminuzione del
debito (comunque da farsi, comunque necessaria), talché si possa
fischiettare? Che il prodotto interno lordo torni a crescere del 3 o 4% non
lo si vede neanche sotto l’effetto degli allucinogeni. Sicché mi viene il
sospetto che qualcuno cominci a guardare con tenerezza le Le Pen, i
Farange, i Grillo e compagnia antieuropea cantante. Se di voti ne
prendessero tanti, se divenissero i secondi, o magari i primi partiti,
andrebbero a scassare il Parlamento europeo, che tanto nessuno se ne
accorge e se ne cura, ma suonerebbero la campana dell’ultimo giro per l’Ue
fin qui conosciuta. Io non li voterò di certo, perché ne risulterebbe una
peggiore, sbilenca, squilibrata, destinata a scrociarsi. Ma per chi campa
alla giornata capisco il fascino: stai a vedere che la scapoliamo e i conti
non devono tornare così il fretta. Pensierino che può essere fatto in
italiano, ma anche in francese.

A quel punto liberi tutti. Si può dire che non si taglia la sanità, che
invece va tagliata. E si può dire che mai nessuno diminuì le tasse o rimise
i soldi in tasca agli italiani, come se non fossero mai esistite la
cancellazione dell’Ici sulla prima casa, l’innalzamento delle pensioni
minime e la social card. Si può tornare al dolce tran-tran, agli errori di
sempre, ma con spirito nuovo e riformatore. Facendo finta di non sapere che
se i conti pubblici sono in permanente squilibrio qualcuno il conto deve
pagarlo. Ci prendemmo per le chiappe ieri e ci prendiamo per le chiappe
oggi. Sperando che l’esercizio non prenda piede al punto da lasciar
intendere che le suddette terga possano essere prese con facilità, dacché
un Paese con le nostre ricchezze e con le nostre aziende esportatrici non
può certo rassegnarsi a camminare costantemente strusciando le spalle al
muro. Per prudenza.


*di Davide Giacalone*

Putin strikes back

Putin strikes back

Vincino - Tarcisio, l’impunito

Vincino - Tarcisio, l’impunito

Apr 20

Apr 19

[video]

Lenin fa mooolta più paurona.

Lenin fa mooolta più paurona.

(Source: unoetrino)

[video]