Toscano Irriverente

Aug 21

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Il PD e il criminale comunista Palmiro Togliatti

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pinokkioribelle:

IL PD E IL CRIMINALE COMUNISTA PALMIRO TOGLIATTI.

TOGLIATTI E I CRIMINI DEL PCI IN UNIONE SOVIETICA.

Voglio evidenziare il fatto che i comunisti italiani, compresi coloro che attraverso vergognose fasi di polimorfismo si sono dati il nome di “democratici”, tengano ancora in grande considerazione dei veri e propri criminali, nemici dell’umanità, a cui fanno riferimento con stima e ammirazione.

Mi riferisco in particolare a Palmiro Togliatti, noto criminale e assassino dei suoi stessi compagni, numero due del Komintern, secondo solo a Stalin, di cui era servile esecutore.

Nonostante il fatto che a questo schifoso personaggio, incarnazione del più bieco comunismo, siano da ascrivere responsabilità pesanti in termini di vite umane, palesate e confermate da studiosi e storici di fama mondiale, i pidiessini italiani ne celebrano gli anniversari della scomparsa.

Non riescono quindi, i compagni, a nascondere la loro vera indole, che è quella di un camaleontico stereotipo bagnato dal sangue di vittime innocenti, e annualmente quindi osannano al carnefice, che hanno chiamato addirittura “il Migliore”.

Riporto di seguito un estratto da un articolo che è sintomatico degli anni in cui Togliatti imperava, scodinzolando dietro a Stalin, il più grande criminale della Storia.

L’equazione : Togliatti = PCI = Stalin = sangue = PD esprime la crudezza di un anacronistico sistema di potere su cui tutti dovremmo riflettere, per evitare ai nostri figli e nipoti che si ripresenti loro un modello come quello tristemente famoso già sperimentato.

Dissenso

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TOGLIATTI E I CRIMINI DEL PCI IN UNIONE SOVIETICA.

Il mito comunista, dio vorace, s’è nutrito anche del sangue dei suoi fedeli, tra cui non pochi italiani, emigrati in Unione Sovietica per sfuggire al fascismo.

Questi ultimi vennero poi epurati, e dall’Italia nessuno mosse un dito per impedirlo.

E’ comprovato storicamente che anzi, Togliatti, come n° 2 del Komintern, ne avvallò l’esecuzione.

Ma a tutt’oggi si è preferito preservare la leggenda Togliatti e il mito del “Migliore”, così come è ancora definito oggi questo criminale dai comunisti, che ne hanno celebrato l’anniversario della scomparsa proprio ieri, 21 agosto 2010.

Facciamo un po’ di chiarezza su quanto avvenne in Unione Sovietica nel periodo in cui Togliatti era secondo solo a Stalin nella guida del Komintern, l’organo per la diffusione internazionale del comunismo:
Va sottolineato che le condanne a morte di antifascisti furono ben più numerose in Unione Sovietica sotto Stalin che non in Italia sotto Mussolini.

Solo tra il 1935 e il 1939 – nel corso del “Grande terrore” - sono 110 gli italiani fucilati subito dopo l’arresto in seguito a processo sommario.

Nel complesso la persecuzione riguardò 1.020 antifascisti della comunità degli esuli italiani.

Le ricerche continuano tuttora da parte del Centro studi Memorial di Mosca e delle sue filiali nel territorio dell’ex Unione Sovietica con sempre nuove scoperte come il caso dei 550 italiani che vivevano lontano dalla capitale, ormai con la nazionalità russa, e che nel 1942 vennero deportati nel Kazachstan del Nord in quanto originari di un paese che era in guerra con l’Urss :
cittadini sovietici, ma stranieri, anzi nemici da internare.

A questa vicenda e alla ricostruzione delle singole storie, Giancarlo Lehner, dal crollo dell’Unione Sovietica, ha dedicato più libri e ricerche, insieme a Francesco Bigazzi, da “Dialoghi del terrore” (Ponte alle Grazie, Firenze 1991) a “La tragedia dei comunisti italiani” (Mondadori, Milano 1999).

Ora con “Carnefici e vittime. I crimini del Pci in Unione Sovietica” (Mondadori, Milano 2006, pp.436) Lehner traccia un quadro organico avvalendosi di nuovi documenti inediti che riguardano in particolare gli interrogatori degli incriminati :

un museo degli orrori dove vediamo comunisti accusati di essere fascisti e agenti controrivoluzionari ;
prima protestano e poi sono costretti a firmare verbali in cui ammettono fatti assolutamente falsi e assurdi.

Ma Lehner pone soprattutto una questione storica :
dov’è, e in che cosa consiste la soluzione di continuità con questo passato ?

Questo è, in sostanza, il quesito circa la resa dei conti con il comunismo in Italia.
In che misura si può scindere il Pci da Togliatti ?

E ancora :
si può scindere il Togliatti segretario del Pci nel dopoguerra dal Togliatti-Ercoli, dirigente del Komintern negli anni Trenta ?

Si può scindere il Togliatti “italiano” a sua volta in due :
il Togliatti sotto Stalin dal Togliatti dopo Stalin ?

Il “partito nuovo” costituito da Togliatti nel dopoguerra ha i suoi dirigenti e “quadri” nazionali e locali che sono iscritti al partito dagli anni Trenta, e vede al suo vertice numerosi dirigenti direttamente coinvolti in quei fatti:
una “storia segreta” i cui custodi erano definiti dai più giovani – ricorda Fabrizio Onofri (dirigente comunista) – «quelli che sapevano».[…]

Continua su: http://www.italian-samizdat.com/2010/08/il-pd-e-il-criminale-comunista-palmiro.html

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Balotelli-Liverpool, fatta per 20 milioni. “Ultimo giorno a Milanello”

via tuttomercatoweb

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5/7/13 - Galliani: “Balotelli la nostra icona”

chilewebeooo:
Mama ain’t happy.

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politicalprof:

This is pretty much right …
Ht: affably-evil

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Siria, dentista donna uccisa da Isis "perché curava gli uomini" -

paneliquido:

mi sembra giusto

ragecomics4you:
Chicago is in a mess.

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Chicago is in a mess.

Il tabù religioso nelle analisi sul jihadismo

bezzicante:

Delle diverse analisi comparse in questi giorni sul jihadismo e sulla lotta all’ISIS in Iraq, due mi sono apparse debitamente documentate e intelligenti. La prima di Michele Di Salvo che – con competenza e profondità di analisi – descrive la lucidità politica del disegno di al-Baghdadi, una lucidità indirizzata al potere personale e non a generiche rivendicazioni sunnite, niente a che vedere con liberazioni anticolonialiste (in polemica don Di Battista); la seconda di Iacopo Barison che ricorda come le atrocità dell’ISIS non abbiano nulla di “medioevale” se non nell’immaginario occidentale, essendo invece fraddamente pianificate come strategia comunicativa per suscitare il terrore nei nemici (Barison poi prosegue con le colpe storiche dell’Occidente in quanto avviene in M.O.: certamente qualcosa da ricordare ma che non può costituirsi come senso di colpa fondativo che orienti le risposte attuali all’emergenza in corso).

Anche se questi spunti sono interessanti io ritengo che manchino – come in quasi tutti gli articoli che ho letto – di un’indicazione importante: il ruolo del fanatismo religioso.

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